[…] Ma poi succede che giunga da lontano un cantastorie, un sognatore, un poeta a parlarti di com’era, una volta, questo mio paese antico: e mentre racconta con le parole dei “vecchi”, che più nessuno ascolta e sa capire, di storie lontane, capisci che questa gente ha ancora un’anima, una storia! Infine, Francesco Romano è “solo” un cantastorie: col suo volto di “berbero saraceno” , venuto da chissà dove, ridà vita a cose che pensavamo morte ormai. Lo fa con esiti felicissimi, assai originali, sì da “restituire” una poesia della memoria, illividita dal tempo forse, ma contesa alla morte. E fai fatica a credere che sia vero: quel dialetto suo, sapido, sonoro; quell’odore “caldo” di povere case vere; quel paesino dalle case di gesso, con le stradine di polvere e di fango. Eppure, quel “cantastorie”, venuto da lontano, fa vibrare le parole dei “vecchi”, antiche, che credevamo “morte”; e riesci ad illuderti, allora, che tra le ombre del “Saraceno” antico siano ritornate a brillare, tremule, le lucciole.

(Da “Prefazione del Sindaco di Ravanusa Prof. Vito Coniglio alla raccolta di poesie siciliane ‘SA BENADICA a cura del Comune di Ravanusa , 1997”)

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‘Sa benadica: La raccolta di liriche di Francesco Romano è un canto d’amore al paese natio non senza rimpianti per la terra lontana.
[…] Attraverso le sue liriche Francesco Romano crea un itinerario sentimentale della sua giovinezza dentro cui , nel breve periodo della sua vicenda ravanusana, per impeto istintivo e forse per l’inconsapevole presagio della sua vita futura, ha saputo conservare e cristallizzare quei momenti significativi di una esistenza in crescita che ora, a distanza di anni , tira fuori intatti e non contaminati dalle deformazioni dell’evoluzione e del modernismo, arricchiti e insaporiti dalla dolcezza del ricordo e dall’affabilità del nuovo colloquio con la sua anima di allora.

[…] una serie di quadretti che oggi ci riappaiono stampati in cartoline d’epoca che sprigionano in chi legge la nostalgia del bel tempo antico, quando ci si nutriva di piccole cose gustate più di quanto non si gusti oggi il ricordo […]

[…] La brascera, di tutti i quadri d’interno, esprime la sorpresa che ancor oggi si prova a ricordo delle lunghe serate d’inverno, quando la famiglia, ed in particolare i figlioletti, sognavano dietro i racconti degli anziani. […] e in chiusura sintetizza con Tuttu chistu era amuri.
Nel quadro dell’ambiente sono inseriti in forma organica e fusi con esso i ricordi personali del ragazzo e la nostalgia dell’emigrante. […] Amanti di terra luntana e Mi chiamanu frustieri non si possono leggere senza commozione. L’emigrante che vuole a tutti i costi tornare è, per Francesco Romano, l’innamorato incorreggibile del suo paese che spera di riabbracciare anche se nel fondo del cuore capisce che quannu chiddi ca mi vuònnu bbeni / hann’a lassàri la vita di ‘stu munnu / mancu ê putìri fari lu frustièri / pirchì nunn’ê sapìri unn’ê gghìri. E’ questo lo struggimento dell’uomo che, per l’ineluttabilità del destino, non riesce a fare altro che placare il suo animo col canto che lo consola ora e sempre. Così l’amico Franco Romano riesce a fare rivivere la sua vita e la nostra vita, il paese suo di una volta e il paese nostro di ancora adesso, cantando per esso un inno che è inno d’amore.

Prof. Diego Termini
Critico letterario

(“La Vedetta” – Giugno 1997)

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‘SA BENADICA: una finestra aperta sul mondo dei nostri padri.

Francesco Romano ci fa sentire in questo libro di “liriche colorite” il gusto di vino frizzante e genuino che Ignazio Buttitta ha sempre distinto dall’acqua – lingua italiana. Ed in effetti la lirica-vino di Francesco Romano è sangue che scorre nelle vene, cuore che batte e palpita, lamento di un tempo perduto, voglia di abbracciare persone care e lasciate da tanto tempo, rabbia di che ha fatto “altrove” le proprie scelte, desiderio tragico di non sentirsi straniero alla prorpia terra. E’ tutto un prendere corpo di frammenti , “veri luoghi della memoria e del cuore”.
[…] piccoli e grandi eventi di una vita narrata tra vagheggiamento e sofferenza, tra malinconia e sogno; … e poi una folla di persone che vanno a completare una galleria sempre più viva di protagonisti di fatti quotidiani, che nella loro ripetitività acquistano perennità. Chissà se Francesco Romano e tantissimi altri come lui riusciranno nel loro sogno favoloso di recuperare una dimensione affettiva e mentale che consenta loro di non “essere frustièri a lu paìsi”, ma presenti e consapevoli di fronte alla storia perenne di sogni e speranze, che rappresenta in definitiva questo libro.

Prof. Francesco Provenzano
Scrittore e Preside della Scuola Media “A. Manzoni” di Ravanusa

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Complimenti vivissimi per la sua opera di recupero (con “ ‘Sa benadica”) di un mondo oltrepassato, ma non per questo svigorito. Così come lei lo ha evocato è facile (e piacevole) coglierne gli umori, le sfumature, i colori, le cadenze di un canto antico che affiora, nitido e armonioso, nella memoria e nell’anima di chi – come noi – ne è stato iniziato nel tempo del suo fervore. Echi che nel suo verso, si precisano in voci, ritocchi che allestiscono immagini. Un quadro espressivo e composito: il nostro paese, la sua vita, la sua storia.

Prof. Luisa Trenta Musso
(Poetessa, scrittrice e critico letterario)

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‘SA BENADICA – Nostalgia e memoria nei versi di Francesco Romano

Le vicende storiche all’interno della vita di un uomo sono la risultante di coordinate diverse con molte variabili.
Anche lo sradicamento dal paese natio, per lo più risultato meccanicistico di eventi, può essere vissuto come condizione spirituale, dove il “qui” si colloca in relazione dialettica con l’ “altrove”, dove l’“adesso” si misura, senza distruggerlo, con l’”allora”. Questa mi sembra l’immagine spirituale-emotiva di Francesco Romano, che si può captare dalla lettura del suo volumetto “ ‘Sa benadica”. […] bisogna cercare “il focus” nella risonanza emotiva dell’autore, che sa amalgamare la nostalgia, che non sfocia in rimpianto, la memoria, che non trasborda in lamento, la rievocazione, che non si traduce in futile gioco verbale. Invece la sintesi della “intuizione lirica” si fa equilibrio di “Res verba”, si fa armonia tra la spinta vulcanica dell’ispirazione e la traduzione in immagini e insieme la versificazione in un codice linguistico essenziale e quasi disadorno. […]

Prof. Carmelo Malfitano

Poeta, scrittore e critico letterario

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BREVE SAGGIO CRITICO SULLA POESIA IN DIALETTO SICILIANO VINCITRICE DELLA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE “I SIRACUSANI”

Di Salvatore Failla

“La canniledda di lu picuraru” di Francesco Romano

Nostos nell’incanto dell’infanzia

Che la poesia dialettale sia figlia di un dio minore è preconcetto assai diffuso. Viceversa – lo dimostra Francesco Romano – essa può “significare” di più e dare più suggestioni e straniamenti di quella in lingua, la quale, oramai, nella forma e nel contenuto – se tale distinzione ha qualche senso - sempre più frequentemente si anchìlosa , per “scadimento” di valori semantici e per cadute di ritmo.
[…] E’ evidente come il dialetto offra a Francesco Romano i registri espressivi più ampi, più significativi della lingua. […] forse più precisamente la metafora che dilata il senso del verso /mentri la turtulìdda s’astutàva /, aprendoci enormi spazi immaginativi.
[…] Una poesia di pregevole fattura, anche per le sue strutture foniche che numerose vi ricorrono – come le allitterazioni o le rime casuali o la doppia rima (interna ed esterna) del verso [….] che le conferiscono cadenze e colarature espressive che sin dalla prima lettura si fissano nella nostra memoria.

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Premio Letterario Internazionale Maestrale - S. Marco / Marengo D’oro – 5^ Edizione 2001 – Sestri Levante

2^ Classificato sez. poesia in vernacolo

Motivazione:

I testi di Francesco Romano ci riportano ai suoni e ai silenzi di un’Arcadia scomparsa, di cui noi tutti sentiamo una struggente nostalgia. Gli echi dei canti popolari e il profondo amore per la terra sono le radici della sua poesia .

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Premio Letterario Internazionale Maestrale – San Marco / Marengo D’oro 2002

Primo Premio sez Poesia Dialettale

Motivazione:

Il canto vigoroso di Francesco Romano è l’eco di una poesia che veicola e trasmette il vorticante soffio di antichi rapsodi.

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IV Concorso di Prosa e Poesia Don Carlo Prandi – Promossi dall’Associaz. Culturale “Centallo Viva”

Terzo Classificato – sez. lingua italiana

Motivazione:

Il costrutto poetico è di squisita fattura laddove l’eco spirituale si fa, alla lettera, sussurro sommesso di allitterazioni in S, un soffio d’inquietudine di un’anima sensibile e insoddisfatta, fragorosamente sopraffatta dalle grida, eppure capace di trovare lo spazio per il proprio leggero cammino.

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